Tutela identità digitale

Il sistema pubblico di identità digitale (SPID) ha introdotto la nozione di Identità Digitale , quale definizione di : “rappresentazione informatica della corrispondenza biunivoca tra un utente ed i suoi attributi identificativi, verificata attraverso l’insieme dei dati raccolti e registrati in forma digitale”.

Nello specifico, la Dichiarazione dei diritti in Internet definisce il diritto all’identità:

  1. Ogni persona ha diritto alla rappresentazione integrale e aggiornata delle proprie identità in Rete.
  2. La definizione dell’identità riguarda la libera costruzione della personalità e non può essere sottratta all’intervento e alla conoscenza dell’interessato.
  3. L’uso di algoritmi e di tecniche probabilistiche deve essere portato a conoscenza delle persone interessate, che in ogni caso possono opporsi alla costruzione e alla diffusione di profili che le riguardano.
  4. Ogni persona ha diritto di fornire solo i dati strettamente necessari per l’adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l’accesso alle piattaforme che operano in Internet.
  5. L’attribuzione e la gestione dell’Identità digitale da parte delle Istituzioni Pubbliche devono essere accompagnate da adeguate garanzie, in particolare in termini di sicurezza”. 

L’immediatezza e la fluidità nell’utilizzo del web, evolutosi in misura esponenziale, originando il fenomeno del c.d. “identity theft”, cioè  furto di identità digitale, soprattutto nei social media , con la possibilità di creare account fasulli, mediante un abile manovra delle persone , il più delle volte inconsapevoli, ma vittime del cd. ingegnere sociale, “social engineer”, colui che sapendo di fingere, arriva a fare in modo che sia lo stesso utente a fornirgli tutti i dati personali di cui necessita per gli scopi più diversi . La fattispecie giuridica può essere,  agevolmente, ricondotta  al reato di cui all’art. 494 c.p. relativo alla sostituzione di persona, secondo il quale: “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o un falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica con la reclusione fino ad un anno”.

Considerando, come il Web, sia diventata una cd. “camera dell’eco”, potente cassa di risonanza, ove le informazioni vengono ripetute dentro l’intero sistema digitale, diventa indispensabile per ogni singola persona prestare la giusta e logica attenzione alla difesa dei propri dati personali e alla circolazione degli stessi. Nasce quindi la necessità di avvalersi di esperti del settore, che non si improvvisino tali, ma sappiano e conoscano l’utilizzo di tutele e tecniche difensive per la salvaguardia della vittima “digitale”.