Diffamazione a mezzo internet

Il reato di diffamazione disciplinato dall’art. 595 c.p., prevede che “chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1032 Euro”. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro. (cd. diffamazione aggravata).
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.”
Pertanto gli elementi fondamentali da analizzare sono sostanzialmente:
la comunicazione con più persone, da riferirsi una pluralità di soggetti, in grado di capire che si tratta di un’offesa e di identificarne il corretto significato.
l’offesa alla reputazione del soggetto, posta in essere in modo chiaro e consapevole.

Il progredire esponenziale del fenomeno “social” e la rapidità ed immediatezza consentite da Internet, con un conseguente difficile controllo sulla provenienza della notizia, e sulla veridicità delle informazioni, ricopre un ruolo determinante nella riconduzione di una manifestazione lecita ed invece una fattispecie relativa all’esplicita affermazione del reato di diffamazione
La Suprema Corte, ha infatti stabilito come le informazioni veicolate attraverso i social network sono da considerarsi: “un servizio di rete sociale, basato su una piattaforma software scritta in vari linguaggi di programmazione, che offre servizi di messaggistica privata ed instaura una trama di relazioni tra più persone all’interno dello stesso sistema” (Corte di Cassazione, sez. V penale, sentenza n. 4873/2017)”.
L’estensione del margine di controllo nella globalizzazione totale di Internet, consente di travalicare il confine della commissione del reato di diffamazione molto più facilmente di quanto sia rinvenibile ad esempio per i mezzi di comunicazioni più tradizionali quali la carta stampata.
La comunicazione immediata dei social e della messaggistica istantanea, in particolare Facebook, sempre più capillare e diffusa, induce le persone ad interagire con sempre più persone, comunicando e trasmettendo idee, commenti, pensieri, che, a volte inconsapevolmente, a volte invece esattamente l’opposto, scientemente amplificano una notizia o una informazione , che potrebbe essere ricondotta al reato della diffamazione, ed ancor più nello specifico nella diffamazione aggravata, come rilevato dalla sentenza n. 16712/2014, in cui è stata ritenuta penalmente rilevante l’utilizzo del mezzo di pubblicità (art. 595, co3, c.p.), all’ipotesi di diffamazione attraverso il social network, proprio per la facile diffusione e visibilità che riscontra una notizia pubblicata sui social.
Occorre quindi prestare attenzione, quando nel proprio profilo Facebook si posta, si commenta un messaggio, poiché può contenere elementi lesivi dell’onore e della reputazione di un altro soggetto, integrando così, il delitto di diffamazione aggravata dall’utilizzo di altro mezzo di pubblicità, contemplato nel comma 3 dell’art. 595 c.p., in virtù della capacità del mezzo utilizzato di raggiungere un numero indefinito di persone , e che sia stato volontariamente espresso in maniera tale da offendere e violare la reputazione di una persona, senza che sia possibile un preventivo controllo.
Risulta pertanto, necessario qualora si ritenga di essere stati oggetto di una diffamazione sul web, conoscere quali siano gli strumenti utilizzabili al fine di poter tutelare e rivendicare la propria reputazione digitale ed i dati personali, che intenzionalmente sono stati pubblicati on line, allo scopo di violare la dignità e l’oggetto, con chiari riferimenti rinvenibili da tutti in un immediato lasso di tempo.
Ne consegue che la consulenza specialistica del diritto nel mondo digitale, è indispensabile a supporto di una denuncia o querela che si intende presentare all’Autorità Giudiziaria al fine di perseguire l’autore della diffamazione di cui si è stati vittima.